Le trippe e la coda

Due tagli “poveri” che tornano protagonisti della cucina contemporanea

Autore: Marco Tami

Data Pubblicazione: gennaio 2026

Negli ultimi anni la cucina italiana sta vivendo una riscoperta profonda e consapevole del cosiddetto quinto quarto: parti dell’animale un tempo considerate povere, oggi rivalutate per valore gastronomico, sostenibilità e identità culturale. Tra queste, trippa e coda stanno conoscendo una nuova stagione di successo, soprattutto nei menu della ristorazione più attenta e curiosa, anche grazie all’interesse crescente delle nuove generazioni.


Il ritorno del quinto quarto

Se un tempo il filetto rappresentava il simbolo della carne “nobile”, oggi l’attenzione si sta spostando verso un consumo più vario, completo e responsabile. La trippa, insieme alla coda, è diventata emblema di una cucina che non spreca, che valorizza l’animale nella sua interezza e che interpreta la sostenibilità non come rinuncia, ma come ricchezza.

Sempre più ristoranti, anche giovani e creativi, inseriscono questi tagli in carta o come piatti speciali. A casa, invece, la preparazione dal fresco resta meno diffusa, ma il consumo fuori casa compensa questa tendenza, trasformando il quinto quarto in un’esperienza gastronomica guidata e rassicurante per il cliente.


Scegliere e trattare correttamente le frattaglie

Che si tratti di cucina domestica o professionale, il consumo del quinto quarto richiede attenzione e competenza. La qualità della materia prima è fondamentale: è sempre consigliabile affidarsi a un macellaio artigiano di fiducia, capace di garantire freschezza, corretta pulizia e caratteristiche organolettiche ottimali.

Sono tagli economici, ma estremamente delicati. Devono essere lavorati con cura, cucinati in tempi corretti e non conservati troppo a lungo da crudi. Se ben trattate, frattaglie come trippa, cuore, rognoni, milza o coda sanno regalare risultati gastronomici di grande soddisfazione, smentendo ogni pregiudizio.


La trippa: un viaggio nella tradizione italiana

Quando si parla di trippa, si apre un vero e proprio atlante della cucina regionale italiana. Ricavata dai prestomaci dei ruminanti, la trippa si presenta in diverse tipologie: rumine, reticolo, omaso (foiolo) e trippa riccia, ognuna con caratteristiche specifiche di gusto e struttura.

La scelta dipende dal risultato desiderato:

  • Trippa riccia: più saporita e grassa

  • Rumine e reticolo: più magri, gusto intenso

  • Foiolo: più delicato, ideale per chi non ama aromi troppo marcati

Le ricette simbolo non mancano: la busecca alla milanese, la trippa alla fiorentina e quella alla romana, fino a preparazioni storiche come la trippa alla corsa di Pellegrino Artusi. Senza dimenticare lo street food più iconico di Firenze: il panino al lampredotto, oggi conosciuto e apprezzato ben oltre i confini toscani.


La coda: tempo, pazienza e grande sapore

La coda di bovino è l’altra grande protagonista di questa riscoperta. Celebre nella versione alla vaccinara, è un taglio ricco di tessuto connettivo, nervature e osso, caratteristiche che la rendono perfetta per cotture lunghe e lente.

Il risultato è una carne tenerissima, intensa e avvolgente, che può essere gustata direttamente dall’osso o spolpata per condire paste e risotti. Un piatto che racconta la cucina popolare romana, ma che oggi trova spazio anche in contesti gastronomici moderni e raffinati.

Tradizione, sostenibilità e nuove sensibilità Trippa e coda sono due esempi concreti di come la buona educazione gastronomica e l’attenzione all’ambiente stiano lentamente producendo un cambiamento. Non si tratta solo di recuperare ricette del passato, ma di reinterpretarle con consapevolezza, qualità e rispetto per la materia prima. Due tagli meno nobili, due grandi storie di cucina e cultura che tornano a parlare soprattutto ai più giovani, dimostrando che sostenibilità e piacere possono – e devono – andare di pari passo.

Marco Tami

Marco Tami si occupa della gestione del sito aziendale e della comunicazione interna, oltre a ricoprire il ruolo di responsabile amministrativo e responsabile del front office. La sua passione per la tecnologia e la comunicazione efficace contribuisce a mantenere l’azienda sempre connessa e al passo con le sfide del mercato.

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