RICETTE

Difficoltà di preparazione

Vini consigliati

🍷Chianti Classico Riserva (Toscana) : acidità viva e tannino elegante bilanciano perfettamente il fondo di cottura al vino rosso e le note aromatiche del salmì. Barbera d’Asti Superiore (Piemonte) : grande freschezza e succosità, poca austerità tannica, ottima capacità di pulire la bocca dalla ricchezza della salsa. Cannonau di Sardegna Riserva : caldo, speziato, con note di macchia mediterranea che dialogano benissimo con erbe aromatiche, chiodi di garofano e rosmarino.

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In salmì: una tecnica antica da riscoprire

Perché non riproporre con maggiore frequenza questo metodo raffinato e sapiente, nato per la selvaggina ma sorprendentemente adatto anche a carni più comuni? Sempre più raramente capita di trovare nei menù di ristoranti e trattorie un piatto di carne in salmì, se non in locali fortemente legati alla tradizione di specifici territori. Eppure si tratta di una preparazione antica, ricca di storia e di gusto, capace di esaltare le carni, renderle più tenere e avvolgerle in profumi intensi e profondi. Nata per valorizzare selvaggina e cacciagione – le cosiddette “carni nere” di animali “di pelo e di penna” come cinghiale, cervo, capriolo, lepre, fagiano, anatra o pernice – la tecnica del salmì meriterebbe oggi una nuova stagione, estesa anche a carni più diffuse come manzo, maiale o pollo. Il risultato? Piatti sorprendenti, eleganti e dal forte richiamo identitario. Una tecnica che viene da lontano Il salmì affonda le sue radici nel Medioevo e, secondo alcuni storici, addirittura nell’antica Roma, quando la caccia rappresentava una risorsa fondamentale per l’alimentazione. Con il Rinascimento, grazie al gusto per la raffinatezza della nobiltà e dell’alta borghesia, questa tecnica si perfezionò, diventando una vera e propria arte culinaria. Nel tempo il salmì si è trasformato in piatto simbolo di alcune regioni italiane – basti pensare alla celebre ” lepre in salmì ” diffusa tra Toscana e Umbria – per poi varcare i confini nazionali. Nel XVIII secolo divenne infatti una specialità della cucina francese, da cui deriva anche il termine “salmì”, probabilmente dal francese salmis, a sua volta legato al latino ” salgamum conditum ” : un viaggio gastronomico che, in fondo, riporta sempre alle nostre tradizioni.

Ingrediente principale

Tipicamente selvaggina

Ingredienti

Aromi, vino e lentezza: il segreto del salmì

Il cuore del salmì è l’equilibrio tra carne, vino e aromi. Vino rosso, cipolla, sedano, carota, aglio, erbe aromatiche e spezie come cannella e chiodi di garofano creano una marinatura intensa, capace di ammorbidire le fibre e arricchire il profilo aromatico della carne.

Preparazione

La preparazione classica segue le seguenti tappe fisse:

 

  • si fa frollare la carne e la si prepara tagliandola e pezzi e facendola marinare nel vino rosso, di solito almeno per una notte o, meglio ancora, per 24 ore;

 

  • si aggiungono erbe aromatiche e, a piacere, spezie e verdure di diverso tipo;

 

  • la successiva cottura avviene all’interno di questo intingolo dalla forte aromaticità. Deve essere, ovviamente, una cottura a fuoco lento, molto lento. In cucina, com’è noto, non bisogna avere fretta: ci vogliono tempo e pazienza, ma la bontà del cibo, una volta terminato il lavoro, vi ripagherà di tutto;

 

  • scolate la carne dalla marinatura e asciugatela bene con della carta assorbente;

 

  • in un tegame a fondo largo rosolate la carne in olio facendola dorare da entrambi i lati;

 

  • aggiungete le verdure tagliate a cubetti e fate cuocere per qualche minuto;

 

  • versate il vino utilizzato per la marinatura e lasciate evaporare;

 

  • aggiungete il brodo caldo e lasciate cuocere a fuoco lento per almeno due ore.

 

Il piatto sarà pronto quando la carne sarà diventata tenera e la salsa densa. Si accompagna con polenta, purè di patate ma anche riso e pasta (es. fettuccine).

Conclusione

Non solo selvaggina: nuove possibilità in cucina Se la selvaggina resta la protagonista storica di questa preparazione, nulla vieta di applicare la tecnica del salmì anche ad altre carni. Manzo, maiale e persino pollo possono offrire risultati sorprendenti, ampliando il ventaglio delle proposte gastronomiche e rendendo questa ricetta più accessibile anche fuori dai contesti stagionali o territoriali tradizionali. Servito con polenta, purè di patate, riso o pasta fresca, il salmì diventa un piatto conviviale, perfetto per l’autunno e l’inverno, capace di riportare in tavola il valore del tempo, della memoria e della cucina fatta con cura.

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